In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
Gen 1,1-19   Sal 103   Mc 6,53-56

L’opera di Gesù assume un significato tutto particolare se viene letta alla luce della prima pagina di Genesi. In quella pagina, si ripete un ritornello: «E vide che era cosa buona». La lontananza da Dio rende la creazione brutta e cupa, le priva della sua primigenia luminosità. Gesù viene innanzitutto a restituire la bellezza. Quale armonia delle parti, la bellezza va ben oltre l’estetica. È la riconciliazione profonda tra Dio e l’uomo e – a un livello parimenti acuto – tra l’uomo e se stesso. E forse la vera possibilità di riconciliazione con noi stessi scaturisce dal sentirci importanti a tal punto da far scendere Dio sulla terra.

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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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