In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti».
Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente».
E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli».
1Pt 5,1-4   Sal 22   Mt 16,13-19
È importante riconoscere Cristo, ma è ancora più importante accogliere il suo riconoscimento. Nel vangelo della confessione di Pietro, infatti, non c’è solo Simone che riconosce Gesù come il Cristo di Dio. C’è un riconoscimento di gran lunga più importante: Gesù che riconosce nel pescatore di Galilea la roccia su cui costruire la sua Chiesa. E finché nella mia vita non faccio spazio al riconoscimento di Cristo, la mia fede si baserà sulle sabbie mobili delle mie virtù e dei miei vizi. Il giorno in cui mi riconoscerò solo nelle parole di bene che Gesù pronuncia sulla mia esistenza, sarò una pietra viva benedetta nella Famiglia costruita sulla “Roccia”.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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