In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«È inevitabile che vengano scandali, ma guai a colui a causa del quale vengono. È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!
Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: “Sono pentito”, tu gli perdonerai».
Gli apostoli dissero al Signore: «Accresci in noi la fede!». Il Signore rispose: «Se aveste fede quanto un granello di senape, potreste dire a questo gelso: “Sràdicati e vai a piantarti nel mare”, ed esso vi obbedirebbe».

Tt 1,1-9   Sal 23   Lc 17,1-6
Questo vangelo è un tipico esempio di come Dio sappia coniugare giustizia e misericordia. Giustizia perché sa chiamare le cose con il loro nome. Il male, Dio lo riconosce e lo rifiuta. Altrimenti ne sarebbe complice. Ma Colui che ci invita a perdonare sette volte al fratello pentito, è il primo a perdonarci settanta volte sette i peccati che riconosciamo e rifiutiamo. Questa qualità di non soffocare la giustizia in una misericordia ingiusta e di non affogare la misericordia in una giustizia giustiziera è un'arte divina che dobbiamo chiedere sempre al Signore. Ti prego Signore donami questa grazia, figlia della fede, affinché possa non solo riconoscere il male nella mia vita e in quella dei fratelli, ma di avere il dono di estirparlo dalla radice e di gettarlo nel mare della tua misericordia.

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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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