In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
Ap 7,2-4.9-14   Sal 23   1Gv 3,1-3   Mt 5,1-12

Cosa significa essere santi oggi? Ce lo dice la pagina intramontabile delle beatitudini. Significa riconoscere il proprio bisogno inestinguibile di Dio, abbracciare la mitezza del Nazareno, non avere paura di mostrare le proprie lacrime, non tradire la propria sete di Infinito, avere in sé la commozione materna di Dio, non accettare amori che non profumano di donazione totale, saper dare fondamento alla Pace vera, anche a costo di essere rifiutati da pacifisti low cost e da bellicosi. Essere santi, oggi come ieri, significa essere vivi e osar nuotare contro corrente verso la Sorgente.

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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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