Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
1Cor 5,1-8   Sal 5   Lc 6,6-11

Tre braccia si incrociano in questo vangelo. Visibili sono il braccio destro inaridito del povero uomo e il braccio teso in accusa degli scribi e dei farisei. In mezzo si inserisce il braccio invisibile del Padre che si stende in Cristo per mostrare che l’amore non va in vacanza. Che ogni giorno è un giorno buono per fare il bene. Che fare il bene e salvare una vita è il vero shabat, il vero riposo. Questo vangelo non è troppo lontano da noi. Siamo coloro che puntano il dito ogni volta che ci sembra che il Signore esageri nel salvare ciò che umanamente non era salvabile. Ed è il caso che preghiamo il Signore di guarirci soprattutto dal cuore inaridito. 
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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