Un giorno Gesù si trovava in un luogo solitario a pregare. I discepoli erano con lui ed egli pose loro questa domanda: «Le folle, chi dicono che io sia?». Essi risposero: «Giovanni il Battista; altri dicono Elìa; altri uno degli antichi profeti che è risorto».
Allora domandò loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Pietro rispose: «Il Cristo di Dio».
Egli ordinò loro severamente di non riferirlo ad alcuno. «Il Figlio dell’uomo – disse – deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Qo 3,1-11   Sal 143   Lc 9,18-22

Non sarebbe stato più facile se fossimo certi dell’esistenza di Dio? – facile sì, bello no. Non sarebbe stato bello perché la nostra libertà sarebbe stata schiacciata dall’Evidenza. Non avremmo avuto il lusso del no, che rende significativo il sì. Non è forse questo il senso del silenzio sulla propria identità messianica che Gesù obbliga i discepoli a serbare? A quanto pare al Signore piace più l’avventura dell’incontro che la sicurezza del possesso.

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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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