In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».
Nm 21,4-9   Sal 77   Fil 2,6-11   Gv 3,13-17

Celebrare la glorificazione della croce non è l’esaltazione del patire, ma è credere che il Signore può usare le nostre stesse lacune per dare la Sua pienezza, può dire se stesso nei nostri silenzio, può seminare risurrezione laddove siamo caduti a terra, anzi, sotto terra. La croce è il sigillo della folle sapienza di Dio perché lì noi abbiamo consegnato il figlio alla morte e proprio lì, il Padre, ce l’ha consegnato come balsamo che guarisce, pane che nutre, sofferenza che consola e morte che frega la morte, risorge e ci dona la vita. 
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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