In  quel tempo, Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
1Cor 7,25-31   Sal 44   Lc 6,20-26

Questo vangelo viene subito dopo la chiamata dei discepoli ed è alla luce di quel vangelo che va compreso. Le beatitudini, infatti, prendono valore dalla relazione su cui si basano. Così ad esempio la terza beatitudine - Beati voi che piangete - non è una canonizzazione dei lagnosi. Le beatitudini ci collegano all'uomo delle beatitudini per eccellenza, a Gesù. E possiamo riassumerle con questa: beato chi imita Cristo, nella sua umanità toccherà l'essenza beata di Dio.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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