In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Gal 2,19-20   Sal 33   Gv 15,1-8

La parola di Gesù è un principio attivo. Essa è operante ed è capace di purificarci, di renderci fecondi. Non è una parola qualsiasi. È una parola che non torna al destinatario senza aver fatto la sua opera. Questo vangelo ci invita ad amare la frequentazione della parola di Gesù. Anzi, ci manifesta in maniera chiara che dobbiamo vivere in questa parola perché in essa è la nostra vita e il senso della nostra vita. I cristiani dell’antichità sceglievano una parola o più al giorno per meditarla nella mente affinché la mente dimori in Dio. Tu quale parola scegli oggi?
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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