In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

Am 9,11-15   Sal 84   Mt 9,14-17


Parlavo oggi con uno studente cresciuto in una famiglia molto religiosa, il quale mi confidava che il percorso di studi fatto gli ha fatto scoprire che può essere un buon cristiano senza essere scrupolosamente attaccato alla prassi esterna. Pur rallegrandomi con lui di questa maturazione, ho tenuto ad avvisarlo che lo spirito ha bisogno della carne, della forma, di abitudini e dei riti altrimenti si perde e si disperde. Qual è allora il senso del passo del vangelo che stiamo pregando? È bandire il digiuno o la prassi esterna? – No. Gesù stesso digiunava e osservava lo spirito della Legge. Gesù ci richiama a vivere la fede nei sensi senza perderne il senso, a riempire la prassi e l’ascesi del corpo con l’attenzione e la grazia dello Spirito. 
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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