In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là.

Ger 18,1-6   Sal 145   Mt 13,47-53


La rete di Cristo è gettata nel mondo e raccoglie ogni genere di cuori. È una chiamata universale. Esprime la speranza di Dio che dona speranza all’uomo fino alla fine. La rete ci raccoglie e noi, con i nostri atti e le nostre vite, possiamo renderci degni di essere catturati da Cristo o di essere esclusi dalla vita. Questa parabola ci insegna – come spiega la biblista Rosalba Manes – che «la provocazione della salvezza è la sana inquietudine che interpella l’uomo fino al suo ultimo respiro. Il messaggio è positivo: finché c’è vita, c’è speranza!». 
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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