In quel tempo, Gesù disse:
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.
Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Is 26,7-9.12.16-19   Sal 101   Mt 11,28-30


È pesante portare maschere di una perfezione che non abbiamo. È alienante recitare ruoli che non esprimono la nostra realtà. Chi abbraccia l’umiltà trova la pace, perché l’umile vive senza maschere riconciliato con la propria realtà. L’umile sta con i piedi per terra, non maledice l’humus da cui è tratto, quel terriccio che Dio ha tanto amato da assumerlo nel Figlio. Non si esalta perché sa che ogni dono grande viene dall’Altissimo. Nell’umiltà, l’umile incontra l’unico vero umile, Colui che pur essendo nella forma di Dio, umiliò se stesso. Incontrando Cristo, l’umile è alleggerito da Colui che porta i nostri gioghi del legno della sua croce.         
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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