In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

2Re 17,5-8.13-15.18   Sal 59   Mt 7,1-5


Se ci avessi chiesto un rene, Signore, sarebbe stato facile. Come non giudicare? E come non esercitare la tanto naturale compassione verso noi stessi e l’altrettanto naturale “oggettività” verso gli altri? Eppure tu sei un sognatore, credi nell’uomo, ci vuoi simili a te che non solo sei capace di metterti nei panni dell’altro, ma che hai anche assunto la nostra carne e ciò che in noi era da giudicare per giustificarci. Sei «diventato peccato» per liberarci dal peccato. Che dire?! Grazie Signore. Donaci la forza di imitarti.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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