In quel tempo, [Gesù, alzàti gli occhi al cielo, pregò dicendo:]
«Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.
Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome, quello che mi hai dato, e li ho conservati, e nessuno di loro è andato perduto, tranne il figlio della perdizione, perché si compisse la Scrittura. Ma ora io vengo a te e dico questo mentre sono nel mondo, perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. Io ho dato loro la tua parola e il mondo li ha odiati, perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo.
Non prego che tu li tolga dal mondo, ma che tu li custodisca dal Maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità».
At 20,28-38   Sal 67   Gv 17,11-19

Preghiamo spesso: «Sia santificato il tuo nome». Ma come? Gesù in questo vangelo ci indica una via fatta di tre doni: il nome, la parola e la verità. Non sono tre realtà distinte, ma convergenti. Il nome di Dio è nostro scudo e custodia, quel nome che abbiamo ricevuto come battezzati, dono gratuito che ci dona la grazia della figliolanza. Questo nome ci custodisce prima di chiederci di custodirlo! E lo custodiamo con il nutrimento della parola scritturistica ed eucaristica. Infine, la parola dell’annuncio e del pane operano in noi se camminiamo nella verità. Ecco tre gesti: lasciarsi accogliere, accogliere e custodire.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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