L'altro giorno abbiamo pubblicato una piccola riflessione sulla pubblicità, sulle sue dinamiche e sulla sua moralità. Era parte di un articolo molto lungo e forse alcuni non sono arrivati a leggerla. La riproponiamo qua sotto. Ci piace inoltre informare i lettori di Briciole di teologia di un'iniziativa interessante e etica di informazione su prodotti informatici e fotografici (et al.) per offrire recensioni di prodotti dopo un periodo di utilizzo affinché il cliente sia informato "prima che compri". Vi invitiamo a visitare il sito "PRIMA CHE COMPRI" e a mettere like sulla pagina facebook per rimanere aggiornati e per incoraggiare l'iniziativa. 



La logica dietro al marketing è naturalmente una logica di “mistificazione” dei prodotti per renderli ancora più attrattivi e appetibili associandoli a una complessità di bisogni e desideri primari. «Per essere attrattivo il marketing lancia messaggi che vanno oltre la descrizione fisica del prodotto. Si tratta della deliberata costruzione della domanda effettiva con l’appello alle radici emotive degli uomini e delle donne, e il conseguente venire alla luce di mutamenti di comportamento, di nuove idee intorno a modelli di vita». Il prodotto non è presentato nella sua individualità, ma «in modo che si adatti e venga incontro ad un mondo di desideri, comune ad un largo numero di persone che rappresentano un mercato grande abbastanza per investire nella produzione».
La capacità impressiva della pubblicità è impressionante. Essa è capace di esercitare un ventaglio largo di manipolazioni possibili, ma non per ciò stesso sempre legittimi ed etici.
La domanda che sorge è: «La pubblicità è informazione o creazione di desideri? Gli annunci pubblicitari hanno diversi fini. Uno è quello di provvedere informazione, inoltre cercano di influenzare le persone a comprare». I prodotti sono usati simbolicamente per connetterli a esigenze che vanno oltre l’uso e l’utilità reale del prodotto.
«Un annuncio pubblicitario è vero se ciò che asserisce cattura le attuali caratteristiche rilevanti del prodotto pubblicizzato (qualità, composizione, affidabilità, come usarlo, il prezzo, dove può essere acquistato). La menzogna include qualche falsa affermazione nell’annuncio. È il tener buone le facoltà critiche che forse è l’aspetto più dannoso socialmente». Naturalmente, è moralmente lecito abbellire un prodotto, tenendo una retta distinzione tra abbellimento, falsificazione e inganno. L’inganno avviene quando un prodotto – che può essere un alcolico o un gioco d’azzardo – che viene presentato in una luce positiva (come una vita agiata a livello sentimentale, relazionale, ecc. – oscurando le dipendenze che crea e ingannando con una possibilità di vincita «facile» che in realtà è legata a percentuali minimi.
La riflessione sulla realtà pubblicitaria non può essere solo descrittiva, ma deve essere anche orientativa e manifestare come i messaggi pubblicitari non sono solo informativi, ma anche «motivazionali e persuasivi». Non è in sé immorale voler influenzare una persona a cambiare visione e comprare qualcosa. Ciò che è immorale è l’uso dei poteri della pubblicità per commercializzare qualsiasi prodotto a dispetto della sua finalità. Va notato, infatti, che il processo di persuasione spesso si concentra sull’efficienza e sull’effetto e rimane indifferente alle strategie e alle cause.

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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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