In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete».
Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: «Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?». Dicevano perciò: «Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire».
Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: «State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia».
At 18,1-8   Sal 97   Gv 16,16-20
Un buco nero è un campo gravitazionale potentissimo che non lascia sfuggire niente, neppure la luce, la quale è assorbita e, di fatto, spenta. I nostri momenti neri hanno una funzione simile. Spengono i nostri entusiasmi, propositi, conquiste, memorie positive, risurrezioni... Ai buchi neri non so se c'è un rimedio. Ai momento neri ci sono almeno due: il ricordo e la speranza. Con il ricordo attingiamo luce dall'opera che il Signore ha già fatto nella nostra vita. Con la speranza, siamo rafforzati e illuminati dalla Sua parola, dalla promessa che la nostra tristezza si muterà un gioia. Gesù confido nella tua parola.

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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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