In quel tempo, Gesù disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
«Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano.
Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”.
Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.
Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Os 6,1-6   Sal 50   Lc 18,9-14

Incontrare la fedeltà di Dio non è una cosa comoda, perché significa che devi essere – o meglio, devi riconoscerti – in una situazione in cui hai bisogno di Qualcuno che ti sia fedele. Dio ci ha creati per dipendere da lui e questo non è titolo di sconfitta o di vergogna. Dio in sé è dipendenza, perché dove è amore, lì è spazio libero per dipendere da un tu. Il Padre dipende dal Figlio e il Figlio dipende dal Padre e – per così dire – lo Spirito pende dalle labbra di entrambi. Insegnami a non disprezzare la mia povertà, il mio bisogno di te. Abbi pietà di me peccatore.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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