In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.

1Re 8,1-7.9-13   Sal 131   Mc 6,53-56


«Quanti lo toccavano venivano salvati». Possiamo sospirare nostalgicamente e dire: «Erano bei tempi», oppure possiamo aspirare ai grandi carismi, ad essere presenza di Cristo. La Chiesa, infatti, non è testimone del Cristo passato (soltanto), ma anche del Cristo presente, del suo passare oggi, tramite il nostro sguardo, il nostro ascolto, i nostri silenzi e le nostre parole. Non esagerava Tertulliano quando affermava che «la Chiesa è Cristo; perciò quando ti prosterni alle ginocchia dei fratelli, tu tocchi Cristo, tu supplichi Cristo. Parimenti, quando essi piangano su di te: è Cristo che soffre, è Cristo che supplica il Padre». Siamo in qualche modo presenza sacramentale di Cristo nel mondo e gli uni per gli altri.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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