In quel tempo, mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: 
«Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione. 
Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. 
Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona». 
Gio 3,1-10   Sal 50   Lc 11,29-32

La caccia smoderata ai segni nella vita, e in particolare nella vita spirituale, costituisce un inganno che ci illude e distrae dal senso, spesso ovvio, che si trova nelle cose, verso un ipotetico senso criptico e nascosto in una trama da thriller poliziesco. Il segno di Giona non è solo quello del suo permanere per te giorni e tre notti nel ventre del pesce e che verrà letto come typos cristologico; il segno di Giona è anche l'annuncio essenziale della conversione per evitare la propria rovina, perché il male fa male, e solo il Bene fa bene. E per capire questo non ci vogliono segni straordinari o la sapienza di Salomone. Serve 'solo' un cuore sincero che si apra alla provocazione della passione di Dio.
Condividi:

Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

Per il CV clicca qui


Posta un commento: