Poiché molti hanno cercato di raccontare con ordine gli avvenimenti che si sono compiuti in mezzo a noi, come ce li hanno trasmessi coloro che ne furono testimoni oculari fin da principio e divennero ministri della Parola, così anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai ricevuto.
In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Ne 8,2-4.5-6.8-10 Sal 18 1Cor 12,12-30 Lc 1,1-4; 4,14-21
Se osservi le statue esterne di una vecchia cattedrale marina, noti un fenomeno che fa pensare parecchio. Le figure scoplite nella dura pietra sono solitamente erose, semplicemente perché su di esse ha lavorato il vento salino del mare carico di sabbia. Elementi minuscoli, apparentemente inefficaci, ma che con l'assiduità nel tempo fanno un effetto innegabile. Nel vangelo di questa domenica, mi ha soffermato un elemento che solitamente trascuravo: Gesù si reca in sinagoga dove era solito andare. Lui, il Figlio del Padre, obbedisce alla regola della perseveranza, all'umiltà della prassi fedele e discreta. Frequenta con regolarità la parola che parla di lui. Si fa collaboratore del compimento che Egli è! Penso che questo esempio commovente basti per richiamarci a una fedeltà incarnata nella pratica spirituale. Solo così la parola che si compie in lui, nel suo oggi, raggiunge noi, il nostro oggi.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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