In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Dn 7,15-27   Dn 3   Lc 21,34-36‑


Mi capita a volte, dopo un periodo che potrei pur reputare come fecondo spiritualmente, di trovarmi assorbito e atterrito dall’affanno per un problema esterno che sopraggiunge. In quel momento tocco il fondo della mia fragilità e debolezza umana. È proprio per momenti del genere che Gesù ci invita a pregare. Oserei dire di pregare non solo durante, ma anche in anticipo. È bene pregare per quei momenti in cui non avremmo la forza di pregare, alzare le mani per quei momenti in cui testa, mani e cuore sarebbero sotterrati. È bene pregare: Signore, se ti abbandono, non mi abbandonare, ma stringimi più forte a te.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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