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In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno.
Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno».

Gb 19,1.23-27   Sal 26   Rm 5,5-11   Gv 6,37-40


Il mistero della morte è insensato in sé. Il libro della Sapienza ci ricorda che «Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità, ma per l'invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo». La morte è una ripercussione e un risultato dell’allontanamento dalla Vita vera. Nondimeno, malgrado la nostra ferita non ci abituiamo mai del tutto ad essa. Ogni morte ci segna, ci scuote. È proprio l’eco della Vita in noi che non ci permette di abituarci alla morte. Dinanzi a questo mistero dell’assurdo, le parole del vangelo di oggi – questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell’ultimo giorno – ci riempiono di speranza consci che «non si perdono mai coloro che amiamo perché li possiamo amare in Colui che non si perde mai» (Sant’Agostino).
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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