In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
Tb 12,1.5-15.20   Tb 13   Mc 12,38-44

L’unica cosa che posso realmente dare è me stesso. Strettamente parlando, tutte le altre cose che do, non sono mie, almeno non sono mie in modo assoluto. Per questo il dono del tempo, dell’ascolto, del supporto e della sopportazione sono doni incomparabili e senza prezzo: sono vita donata senza ritorno. Sono doni che ci fanno entrare nel dominio della gratuità divina e della grazia di Dio. E per questo sono le uniche ricchezze che realmente possediamo: si ha solo quel che è stato donato.

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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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