Quando Gesù scese dal monte, molta folla lo seguì.
Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi».
Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita.
Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».
Gen 17,1.9-10.15-22   Sal 127   Mt 8,1-4: Se vuoi, puoi purificarmi.

Forse la lebbra non è così diffusa come un tempo, ma il peccato sì. Il peccato è la lebbra dello spirito. Esso impone un isolamento simile a quello che dovevano autoinfliggersi i lebbrosi distanziandosi da tutti. Dietro ogni peccato c’è una sfumatura di egoismo e di rifiuto degli altri e dell’Altro. Mentre, però, la lebbra è un male subìto, il peccato è un male voluto. Ciò che ci separa dalla guarigione è solo la volontà che non amando rinnega se stessa. Serve solo il nostro volere, perché dall’altra parte possiamo stare sicuri che c’è Gesù con la mano tesa e la risposta pronta quanto l’Amore eterno: «Lo voglio, sii purificato».
Share To:

Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

Per il CV clicca qui


Posta un commento: