In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
2Cor 1,18-22   Sal 118   Mt 5,13-16

Le due metafore del sale e della luce richiamano due aspetti complementari dell’essere discepoli di Gesù. Il sale non è fatto per essere in sé, ma per condire, per dare sapore. Esprime così l’aspetto missionario, apostolico della nostra esistenza. Anche la luce è finalizzata a darsi, ma c’è un aspetto aggiuntivo che si collega alla realtà della lanterna. Una lanterna in sé non è luce, ma è attraversata dalla luce che dimora al suo interno. Così è la vita nostra: siamo luce nella misura in cui lasciamo che Cristo, vera luce del mondo, dimori in noi. Facciamo spazio a Lui perché «come la capacità di vedere si trova nell’occhio sano, così anche la potenza dello Spirito è nell’anima purificata» (san Basilio). 
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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