In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».
At 15,22-31   Sal 56   Gv 15,12-17

C’è uno zelo per le cose di Dio che nasce certamente da un amore per il Signore, un amore che non sa portare pazienza. Se andiamo a discernere con sincerità, questo amore nasconde non poco amor proprio. Vogliamo, seppure sottilmente, un nostro successo, una nostra riuscita. Gesù ci ricorda che la missione è sua, lui sceglie, lui manda e lui è il garante dei frutti. A noi, invece la parte migliore: vivere il comandamento dell’amore ed essere suoi amici. Riportami Signore a questa coscienza originaria: che non sono un funzionario, ma un’anima sposa; che non sono chiamato a fare, ma a essere; che solo dimorando in te posso portare frutto. Amen.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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