In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
1Pt 5,5-14   Sal 88   Mc 16,15-20

Il mandato dell’annuncio è dato a noi, ma l’opera rimane sua. Quando prendiamo atto che l’impeto del nostro annuncio viene da oltre, la nostra missione acquisisce una fecondità diversa. Il piacere dell’annuncio inizia a sgorgare dalla riconoscenza e dal riconoscimento che siamo stati resi parte e portatori di un Dono immenso, infinito. Il dispiacere dell’essere rifiutati viene superato dall’affidamento e dalla fiducia che l’opera è del Signore che «ha cura di noi» e dei destinatari dell’annuncio. E ci rendiamo conto che con la nostra povera presenza noi ormai siamo segni e portatori di un Segno che misteriosamente disegna la storia del mondo e di ogni persona.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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