In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».

At 5,17-26   Sal 33   Gv 3,16-21


«Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore» (Giovanni della croce), non solo l’amore praticato, ma anche l’amore accolto e ricevuto. E questo giudizio non sarà un arbitrio divino che cade improvviso sulle nostre teste, ma l’inveramento di quanta luce abbiamo permesso nel nostro essere e nelle nostre vite. È questa la prospettiva del giudizio che Gesù mostra nel dialogo con Nicodemo. Una prospettiva di maturazione che ci fa capire che il bene fa bene e che il male fa male e che la più grande dannazione è quella di chiudersi all’Amore.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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