In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».
Is 58,9-14   Sal 85   Lc 5,27-32

Per gli avversari di Gesù, la purezza si conserva con la chiusura. È un purismo rituale. Per Gesù, la garanzia della purezza è l’apertura, l’attenzione e la capacità di contagiare perdono, misericordia e luce. Vogliamo imitare questa purezza? Ecco cosa suggerisce la parola del Signore: «Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio, se aprirai il tuo cuore all’affamato, se sazierai l’afflitto di cuore, allora brillerà fra le tenebre la tua luce, la tua tenebra sarà come il meriggio». Chi si chiude fermenta una purezza ammuffita, soltanto chi imita la diffusività dell’amore di Gesù purifica se stesso come egli è puro, perché solo ciò che passa per la Viva Fiamma d’Amore è realmente purificato e puro. Dato che l’amore è una cosa concretissima mi chiedo: qual è la situazione che non fa parte dei miei riti e rituali alla quale l’Amore mi chiama oggi?
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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