In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».

Is 58,1-9   Sal 50   Mt 9,14-15


Le letture di oggi sono una lezione sul vero senso del digiuno gradito al Signore. Ciò che l’Amato gradisce non è l’umiliazione, ma l’umiltà; non l’ostentazione, ma la contrizione. Il digiuno senza condivisione è risparmio o dieta. Il digiuno deve aprire gli occhi a chi ha bisogno, ad amarlo per se stesso, facendogli percepire un raggio dell’amore stesso di Dio. Ma la coronazione del senso del digiuno lo troviamo nel passo del vangelo. Noi digiuniamo perché non siamo ancora in piena e perenne unione con lo Sposo che è già in mezzo a noi. Il digiuno fa eco di quel grido dell’anima che ha fame del vero Pane dell’Amato. Il digiuno è voce e spazio per percepire corporalmente quanto ci manca Gesù. «L'anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: quando verrò e vedrò il volto di Dio?»
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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