In quel tempo, Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare.
Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: «È fuori di sé».
Eb 9,2-3.11-14   Sal 46   Mc 3,20-21

I parenti di Gesù fanno la cosa che pare la più ragionevole: vedono che non ha nemmeno il tempo per mangiare, lo considerano matto ed escono per prenderlo. La dedizione di Gesù è fraintesa, proprio come ogni dedizione innamorata. Lo diceva già il Cantico dei cantici: «Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell'amore, non ne avrebbe che disprezzo». Ma forse nel loro fraintendimento, questi parenti ci dicono qualcosa di vero, qualcosa che va al di là dei loro intenti: Gesù è effettivamente «fuori di sé». Gesù è il pro-esistente che ama i suoi fino alla fine, fino all’estremo. Ma il suo essere fuori di sé, lungi dall’essere follia e delirio è l’unica vera saggezza perché è la vera pienezza dell’essere umano: siamo soltanto ciò che abbiamo donato di noi stessi.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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