#Iononsonocharlie
sono per un mondo dove si rispetta l’altro nei suoi sentimenti intimi
sono per un mondo dove non vieni ucciso per quello che pensi
sono per un mondo dove la satira è su se stessi per diventare uomini migliori
sono per un mondo dove gli dèi non sono l’incarnazione dei nostri istinti più infimi

sono per una libertà che è fraternità e non antagonismo
sono per una libertà di espressione che non è sinonimo di guerra mentale o sentimentale
sono per una libertà che sa morire davanti al santuario dell’alterità
sono per una libertà che sa di respons-abilità

#iosonocristiano




Credo che i versi parlino per sé. Ma preferisco accompagnarli con una nota che ho scritto a un amico che dissentiva:

dato che lo dico sopra e lo sento, rispetto quello che dici... ma forse oltre ai versi potrei spiegare quello che vorrei dire. Il mio dissenso verte su due punti.
1- Ogni volta che accade una tragedia di questo genere siamo tutti solidarietà. E sarebbe bellissimo se fosse una solidarietà efficiente. Ma è una solidarietà da trend di hashtag e giornalismo di rivolta (di stomaco). Cosa cambia dopo? Un bel niente. Cosa facciamo per tutelare la libertà per la quale i nostri nonni hanno versato il sangue? Un bel niente. Cosa facciamo per una corretta politica di integrazione (necessario antidoto all’integralismo)? Un bel niente. Inutile che ci lasciamo commuovere e cullare da un illusorio sentimento di unità e solidarietà.
2- Ho un immenso dolore e dispiacere per la morte delle persone. Da ieri sono turbato all’immagine di quel povero poliziotto che è stato freddato senza pietà. Ma questo dolore non mi fa perdere la lucidità. Condanno assolutamente (e l’assoluto qua sa proprio di “dio” perché credo sia un atto contro Dio uccidere un essere umano). Ma invito a riflettere su un fatto: quella satira a cosa portava e a cosa ha portato? – ha reso i fondamentalisti più miti? Li ha fatti ragionare? – ti rispondo con i fatti: no! Sono morti cristiani in Medioriente per le loro copie vendute. Sono state bruciate case e chiese in giro per l’Asia e nelle nazioni dove l’islam è la maggioranza… gente che non c’entrava un bel niente.
La compassione sì, ma non la complicità.
Riposino in pace

P.s.: Era chiaro già dal secondo verso che condanno fermamente l'atto terroristico... ma chiarire di più giova sempre: “non condivido quello che dici, ma sono pronto a dare la vita perché tu possa continuare a dirlo”  (Evelyn Beatrice Hall). E non posso che condividere le parole del Papa: "Qualunque possa esserne la motivazione, la violenza omicida è abominevole, non è mai giustificabile, la vita e la dignità di tutti vanno garantite e tutelate con decisione, ogni istigazione  all’odio va rifiutata, il rispetto dell’altro va coltivato".


Photo:  Some rights reserved by @bibiweb
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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