In quel tempo, Gesù, con i suoi discepoli si ritirò presso il mare e lo seguì molta folla dalla Galilea. Dalla Giudea e da Gerusalemme, dall’Idumea e da oltre il Giordano e dalle parti di Tiro e Sidòne, una grande folla, sentendo quanto faceva, andò da lui.
Allora egli disse ai suoi discepoli di tenergli pronta una barca, a causa della folla, perché non lo schiacciassero. Infatti aveva guarito molti, cosicché quanti avevano qualche male si gettavano su di lui per toccarlo.
Gli spiriti impuri, quando lo vedevano, cadevano ai suoi piedi e gridavano: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli imponeva loro severamente di non svelare chi egli fosse.

Eb 7,25-8,6   Sal 39   Mc 3,7-12

Poteva vincere facile! Un po’ di miracoli e un po’ di esorcismi, aggiungi un po’ di moltiplicazioni di pietanze e avrebbe fatto il pieno di audience. Invece Gesù era veramente un Signore. Non cercava fans abbagliati, volevo discepoli visionari. Non voleva un gregge di storditi, ma una comunità di «amici». È questo uno dei motivi per cui imponeva severamente che non venisse svelato chi egli fosse. La fede non nasce dall’allegria effimera suscitata da un evento esteriore eclatante. La fede nasce dalla letizia di un incontro che giunge all’intimità più intima di noi stessi, alle solitudini più recondite del cuore. Solo chi è stato visitato in quelle dimensioni del fondo dell’anima sa chi è veramente Gesù e può capire in che senso egli è il Messia. Solo chi sperimenta il Salvatore nel cuore può confessarlo realmente con le labbra.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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