Siamo soliti pensare la fede in una prospettiva unilaterale, come un atto mentale con cui affermiamo l’esistenza di Dio. Il Vangelo di oggi ci mostra che la fede non è solo un atto della testa, ma di tutta la persona. Gesù fa un elogio lusingante a quest’uomo: «In verità io vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande!». 
Che aveva di particolare la fede del centurione? 
– due cose: l’umiltà e l’immaginazione! Umiltà perché si riconosceva non degno del dono. Ma anche immaginazione perché nonostante il sentimento di piccolezza sapeva che poteva sognare la benevolenza di Dio… anche senza scomodare Gesù. 
L’umile ha la grande fortuna di sapere che niente gli è dovuto e che tutto in realtà è grazia. Non a caso gli umili sono persone felici, hanno occhio per vedere il dono. Nell’humus del loro essere cresce spontaneamente il seme della riconoscenza verso la gratuità di ogni piccolo dono, ma anche il seme del riconoscimento: riconoscono il Signore non come padrone che dà il salario, ma come Padre che ama senza calcoli.


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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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