Il quadro del Vangelo di questa domenica sembra contrastare con la prima lettura e con il salmo. Il Pastore in Ezechiele va in cerca della pecora perduta e riconduce all'ovile quella smarrita, fascia quella ferita e cura quella malata. Nel Vangelo, invece, il Pastore è giudice che premia e condanna “al supplizio eterno”. 
Esiste un punto comune tra il Pastore che discerne e giudica e il pastore che fa riposare su pascoli erbosi e conduce ad acque tranquille? 
– Può sembrare paradossale, ma è l’amore. L’amore che cura nelle prime letture è lo stesso amore che non si impone. Niente, infatti, è più odioso di un amore imposto. L’amore vero libera la libertà. 
E il messaggio per noi è chiaro ed esigente: Non solo noi facciamo le nostre opere, le nostre opere ci fanno e ci rimodellano. Esse sono il giudizio della qualità del nostro essere. 
Parlando del giudizio, Gesù dice altrove: «Il giudizio è questo: che la luce è venuta nel mondo, e gli uomini hanno amato le tenebre più che la luce». 
Facciamo buon uso di questa vita per modellare il nostro essere perché non tollereremo di entrare nella vita di Dio se non siamo stati trasfigurati in questa vita dall’amore. È così che si esprime la regalità di Cristo nella nostra vita qui ed ora. 
Chiediamo  al Pastore di condurci e guidarci per abitare nella casa del Signore già da questa vita.
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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