Sant'Agostino ha delle parole memorabili sul mistero del tempo, quella realtà che esiste nell'anima e grazie all'anima, quel metro di misura che non è solo una quantità di tempo, ma anche una qualità...
Per parlare del tempo in questo post lascio la parola a uno dei più grandi conoscitori di sant'Agostino del secolo scorso, p. Agostino Trapè. 
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Alla creazione, oltre il grosso problema del male, va congiunto l'enigma del tempo, che il vescovo d'Ippona intese profondamente, e studiò molto e tentò di sciogliere tanto metafisicamente che spiritualmente. Basti ricordare il libro 11° delleConfessioni, dove le considerazioni sul tempo cominciano con questa domanda e questa risposta: " Che cos'è il tempo? Se nessuno m'interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m'interroga, non lo so " 76.
Due verità sono certe: 1) non c'è tempo senza mutabilità; 2) non c'è tempo senza l'animo umano che ricordi, intuisca, attenda. Non c'è tempo senza mutabilità, perché il tempo è proprio delle cose mutabili come l'eternità delle immutabili. " Una corretta distinzione tra tempo ed eternità è questa: non esiste il tempo senza una mobile mutabilità; nell'eternità invece non c'è alcun mutamento " 77.
Il tempo dunque ha inizio con la creazione. Come non esistono spazi infiniti, e questo i neoplatonici lo avevano compreso, così non esiste, aggiunge Agostino, un tempo infinito. " Se dicono (appunto i neoplatonici) che sono vuoti i pensieri degli uomini che immaginano spazi infiniti, non essendoci spazio alcuno fuori del mondo, altrettanto si deve loro rispondere che sono vuoti i pensieri degli uomini i quali pensano a tempi passati quando Dio non aveva creato, non essendoci alcun tempo prima del mondo " 78.
Detto questo, se da una parte si è superata una pericolosa immaginazione qual è il tempo ciclico o la teoria degli eterni ritorni (di cui parlare a proposito della beatitudine e), dall'altra si è ancora lontano dal capire la natura del tempo. Infatti il tempo comprende passato, presente e futuro; ma il passato non è più, il futuro non è ancora, il presente è il passaggio tra il non essere del futuro e il non essere del passato, quasi la fine dell'uno e l'inizio dell'altro: " ha per causa del suo essere il dover non essere " 79. Che cosa è dunque il tempo? come si può conoscere? e, soprattutto, come si può misurare?
Sarebbe davvero impossibile se non fosse tutto presente, perché " non si può vedere quello che non è " 80. E il tempo è tutto presente ma non nelle cose bensì, nell'animo umano. Non nelle cose nelle quali, a causa del moto, non c'è che il passato e il futuro - se cerchi il presente non trovi nulla di stabile 81 -, ma nell'animo umano, dove c'è il presente del passato con il ricordo, il presente del futuro con l'attesa, il presente del presente con l'intuizione. Il tempo è " l'estensione dell'animo ", che attende, intuisce, ricorda, per cui " l'oggetto dell'attesa fatto oggetto dell'attenzione passa nella memoria ". Il futuro non esiste, ma esiste l'attesa del futuro; il passato non esiste, ma esiste la memoria del passato; il presente è privo di estensione perché non dura, ma dura l'attenzione attraverso la quale ciò che sarà presente si affretta verso l'essere assente. Perciò " non è lungo il tempo futuro, che non esiste, ma il futuro lungo è l'attesa lunga del futuro; così non è lungo il passato che non esiste, ma un lungo passato è il ricordo lungo del passato " 82. Questa interiorizzazione del tempo, che Agostino compie e spiega, è un'interiorizzazione che rende il suo pensiero estremamente moderno, anche se non può identificarsi con quello di altri pensatori, come di Kant per esempio. In questo modo il tempo prende un aspetto decisamente etico-religioso. Perché estensione, il tempo importa dispersione e molteplicità: viviamo nel molteplice e attraverso il molteplice. La vita stessa non è che un suono tra due grandi silenzi, il silenzio del futuro che non è ancora e il silenzio del passato che non è più 83. Per essere veramente occorre trascendere il tempo e ancorarsi all'eternità attraverso l'intenzione e l'attenzione; all'eternità dove non c'e, come nel tempo, il fu e il sarà, ma solo l'essere. " Perché anche tu sia, trascendi il tempo. Ma chi può trascendere il tempo con le proprie forze? Solo Cristo può levarci in alto " 84. " Egli si è fatto temporale appunto per renderci eterni " 85.
Con ciò l'intuizione filosofica si trasforma in cristologia e trova quella risposta che altrimenti cercherebbe invano. Ma di questo appresso.

Il testo è un estratto dal sito www.augustinus.it
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Robert Cheaib

Docente di Teologia presso la Pontificia Università Gregoriana e l'Università Cattolica del Sacro Cuore.

Autore di diverse opere (Vedi link)

Conferenziere su varie tematiche tra cui l'ateismo, la mistica, il sufismo, la teologia fondamentale, le dinamiche relazionali e la vita di coppia...

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